Se sei approdato al triathlon da poco e per tua disgrazia non hai un buon feeling con l’acqua ti sarai già reso conto che la specialità più difficile da allenare e da migliorare é il nuoto.

Diversamente dalla bici e dalla corsa il nuoto o l’hai imparato da piccolo o difficilmente sarai in grado di migliorarlo decentemente nella tua carriera da triatleta.

Unito al fatto che in Italia siamo ancora nell’anteguerra dell’allenamento il risultato é fatto.

Finché ai corsi di nuoto di qualsiasi livello continueranno ad insistere sugli esercizi di tecnica senza un’adeguato substrato su cui lavorare non migliorerai, anzi colerai a picco come i condannati a morte con un masso legato ai piedi.

Innanzitutto é necessario prendere consapevolezza che se ti alleni sempre nello stesso modo, otterrai sempre gli stessi risultati.

Un po’ di esercizi di tecnica, qualche scatto, lavoro centrale, un po’ di gambe.

Ok per oggi fine con i miei 5 km.

Questi 5 chilometri di qualità.

Prima di andare avanti é necessario fare un passo indietro.

5 Km non sono qualità e quel lavoro che scarsamente convito continui a fare non si chiama metodo.

Ed ora ti spiego perché.

Conosci gli schemi motori?

Gli schemi motori o pattern motori non sono altro che delle mappe corticali pre formate, degli schemi appunto, secondo i quali ci muoviamo ed interagiamo nello spazio. Tutto ciò che facciamo per la prima volta é difficile e complesso perché non rientra in uno schema formato e quindi rappresenta un movimento grezzo.

Una serie di movimenti grezzi nel tempo vanno a formare uno schema motorio grezzo che nel tempo, se rifinito, curato e accudito diventa una schema motorio complesso.

Lo schema motorio fatto e finito viene depositato nella corteccia motoria e viene attivato ed utilizzato al bisogno in un complesso dialogo con tutte le altre strutture corticali e neuromuscolari.

Se hai letto con attenzione, lo schema deve essere rifinito e curato.

La prima volta che fai un movimento sei come un artista che approccia con i primi colpi di scalpello un pezzo di marmo.

Colpo dopo colpo il pezzo di marmo inizia a prendere le sembianze grezze di quello che sarà.

Solo dopo tantissimo lavoro e colpi di scalpello il pezzo di marmo diventerà un capolavoro.

Così deve essere la costruzione di uno schema motorio.

Ad oggi l’allenamento prevede che ti diano in mano uno scalpello e ti dicano: “bene inizia a lavorare il marmo”.

“Si ma come faccio!”

“Da dove inizio!?”

Non sto parlando di talento, ma di pre-requisiti tecnici di base su cui lavorare.

Tutto ciò che sta prima dell’iniziare a martellare il  marmo: come si lavora il marmo, come tengo lo scalpello, che tipo di marmo é meglio usare per fare quello che ho in mente e via dicendo.

Su questo bisogna iniziare a costruire il bagaglio esperienziale che ti porterà a migliorare.

Così é nello sport.

Per quanto naturale sia, non puoi metterti le scarpe e iniziare a correre.

Non puoi buttarti in acqua e iniziare a nuotare.

E neanche prendere una bici e iniziare a pedalare.

Puoi ma ti assicuro che non é l’approccio migliore.

Considerato poi che gli schemi motori si trasformano da grezzi a complessi solo con la ripetizione dello schema stesso.

Questo cosa vuol dire?

Nel bene e nel male più ripeti un movimento, più questo movimento diventerà economico, facile da gestire, meno faticoso da effettuare, più ripetibile nel tempo.

Sarai più resistente nel farlo, consumerai di meno e lo farai senza pensarci.

In automatico.

Non é tutto oro quel che luccica perché se da una parte ripetere un movimento ti porterà a determinati benefici, ripeterlo errato nel tempo ti porterà sempre agli stessi sbagli, agli stessi microtraumi e alla stessa efficienza.

Insomma agli stessi risultati.

Resterai arenato ai tuoi tempi di gara e continuerai a sbagliare le stesse cose.

Dunque cosa devo fare?

Allenare la sensibilità in acqua e la qualità ricettiva degli stimoli allenanti.

Come?

Il cuore pulsante dell’ottenere soddisfazioni sportive é dato da un allenamento di qualità che porti a creare schemi motori il più vicino possible alla perfezione.

La tecnica esecutiva é fondamentale ma rappresenta solo uno step successivo.

La base é creare un ambiente ricettivo che consenta di acquisire in maniera ottimale le informazioni trasmesse con gli esercizi di tecnica.

In poche parole:

Non puoi improvvisarti scultore iniziando a lavorare il marmo da zero.

Ci vogliono una serie di conoscenze preliminari che ti aiutino nel lavoro finale.

Devi sapere come si lavora il marmo

Con quale strumento

Con quale intensità

Così é nello sport.

Nel nuoto in particolare partire dalla tecnica come esercizio fine a sé stesso non solo risulta inutile ma a tratti può essere controproducente.

Se non senti l’acqua, se non sei in grado di percepire lo sforzo ed isolarlo adeguatamente non potrai costruire schemi motori di qualità.

Procedendo per step: prima é necessario sentire l’acqua poi ha senso lavorare sulla tecnica.

Esistono una serie di esercizi in grado di aumentare la qualità percettiva del movimento.

In gergo si chiamano remate.

Negli anni ’80 i primatisti del mondo sovietici ed americani le utilizzavano come riscaldamento per la gara e preparazione ad altro esercizi tecnici e di avviamento alla gara.

In un climax ascendente di intensità.

Poiché in Italia siamo ancora nel paleolitico della scienza dell’allenamento chi mastica questi concetti tecnici rientra all’interno di una cerchia bistrattata e vista di cattivo occhio.

Il motivo mi é sconosciuto.

Anche perché non abbiamo inventato nulla di nuovo.

E’ la neurofisiologia che parla per noi.

E’ noto come se migliori la qualità percettiva dei tuoi propriocettori avrai risultati migliori.

Fa anche rima!

I grandi talenti, i super atleti sono così perché hanno allenato alla grande una genetica unica.

Nella genetica rientra la qualità percettiva di uno stimolo, il rapporto altezza / peso o un’ottima massa grassa.

L’atleta top é una macchina perfetta a 360°

Dal fisico alla testa.

E da qui passa la qualità percettiva dello stimolo.

Qualsiasi stimolo, allenante o no.

Solo adesso che hai capito a fondo cosa si trova alla base di ogni schema motorio possiamo iniziare a parlare di pratica.

Come ti ho anticipato se vuoi migliorare radicalmente la tua tecnica di nuotata quello che devi allenare non é la tecnica, ma la sensibilità in acqua.

Di riflesso la qualità tecnica della tua nuotata decollerà nell’iperspazio.

Soprattutto se sei un Age Group!

In pratica devi scendere in acqua e esercitarti con costanza nelle remate.

Le remate non sono altro che la traduzione pratica della neurofisiologia teorica più complessa.

Consentono come avrai capito di migliorare di riflesso la tua tecnica di nuotata, ma nel breve periodo di sentire l’acqua con maggiore precisione, di spingere più forte ma soprattutto di spingere di più.

Visto che in acqua la resa della nuotata stessa é proporzionale alla portanza, al volume di acqua spostata ed alla velocità di spostamento, aumentare la superficie sensibile delle tue mani é il vero asso nascosto nella manica.

In tutto ciò le remate non sono altro che degli esercizi di semplice esecuzione.

Movimenti elementari di isolamento muscolare che in realtà di isolamento non sono.

Variando la posizione in acqua non solo si lavora direttamente sull’equilibrio, ma grazie all’azione della spinta idrostatica é possibile modificare il coinvolgimento muscolare ed ottimizzare di conseguenza il pattern motorio ricercato.

Dunque non lavorerai solo con un muscolo, ma con una serie di muscoli, all’interno di uno schema di movimento complesso.

E visto che il cervello non ragiona per muscoli, ma per schemi di movimento effettuerai un lavoro preciso e davvero funzionale per il sistema nervoso!

In pratica tanta roba.

Ma in soldoni cosa devo fare?

Entra in acqua!

A pancia in giù fissa le scapole avvicinandole fra loro e con l’omero abdotto di 90°estendi e fletti il gomito.

Ti renderai conto che se vuoi procedere in acqua non é sufficiente spingere allontanando l’acqua dal tuo corpo simulando una bracciata a rana. La bracciata a rana é il primo errore da escludere.

Un’ottima fase propulsiva si ottiene sia durante la flessione del gomito nella quale la mano di taglio si avvicina senza toccare con il pollice il torace sia durante la successiva fase di estensione del gomito dove il palmo della mano lavora in maniera concreta.

I gomiti si flettono insieme e si estendono insieme: il movimento é simmetrico.

La fine del movimento di estensione del gomito termina con una frustata della mano.

 

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Con questo primo esercizio andrai a lavorare sulla fase di presa dell’acqua, ovvero quella fase nella quale l’acqua viene portata verso i fianchi guadagnando una propulsione direttamente proporzionale.

Inutile dire che questa remata é funzionale anche per la bracciata a rana, nonché per il miglioramento dell’assetto dinamico in acqua.

Sentirai lavorare parecchio i tricipiti e la zona centrale della schiena, in particolare i fasci medi del muscolo trapezio.

Il secondo esercizio permette di lavorare sulla fase di spinta della nuotata ovvero, la fase finale della bracciata a stile libero.

Al posto di mantenere il gomito abdotto, questa volta lo terrai addotto e quindi bene adeso al corpo. In questa posizione la maggior parte del lavoro viene effettuato dalla mano che ruota al fine di cercare la massima propulsione ottenibile. Quando il gomito é esteso la mano é ruotata con il palmo verso l’alto.

L’avambraccio é pronato.

La fase di recupero avviene con il taglio della mano, fino alla massima flessione del gomito.

Da qui in poi il ciclo di movimento si ripete, alternando un braccio alla volta.

Il movimento é asimmetrico.

 

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Puoi inserire questi esercizi all’interno di ogni routine di allenamento per un totale di almeno 200 metri a seduta.

Le prime volte ti sembreranno 2 chilometri ma con costanza e senza neanche troppa fatica migliorerai rapidamente vedendo in poco tempo risultati concreti.

E’ chiaro che non si tratta di esercizi banali e di facile esecuzione.

Rientrano all’interno di un metodo di lavoro che noi del TEAM di Jack Sport cuciamo sulla persona.

Non é detto che questi siano i migliori per te.

Per le tue esigenze di allenamento.

Per il tuo livello.

 

E’ un semplice regalo che noi di Jack Sport abbiamo deciso di farti per aiutarti a migliorare.

Se vuoi davvero decollare nell’iperspazio ottenendo risultati stellari, l’unica cosa che devi fare é adottare un metodo di lavoro.

Il tuo metodo di lavoro.

Noi raccogliamo i dati.

Li studiamo.

E cuciamo sul tuo obiettivo, la tua formula personalizzata per raggiungerlo.

Niente magie.

Solo scienza.

L’unica cosa magica saranno i tuoi risultati.

 

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